Incantevole borgo marchigiano tra colline e panorami mozzafiato. Storia, tradizioni e ospitalità vi attendono per un’esperienza autentica nel cuore della provincia di Fermo.

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Il borgo e la sua storia

Ortezzano: storia e fascino
nella valle dell’Aso

Dal passato piceno alle mura medievali, un borgo marchigiano che racconta secoli di vita tra colline, vigneti e panorami senza tempo.

Il borgo di Ortezzano, situato su un colle che domina la fertile media valle del fiume Aso, racchiude una storia millenaria, riflesso delle vicende che hanno plasmato il Piceno. Fin dall’antichità, la geografia del luogo ha favorito insediamenti sparsi, testimoniati da ritrovamenti archeologici che risalgono all’epoca picena (VIII secolo a.C.), anche se manca la certezza di un vero e proprio centro abitato preromano.

Roma integrò il territorio piceno attraverso la centuriazione: una divisione razionale delle terre che ne organizzò l’agricoltura e la viabilità, influenzata dalle vicine colonie di Fermo e Falerone. L’area di Ortezzano divenne sede di ville rustiche, fattorie dedicate alla produzione agricola, come attestano i resti in contrada San Massimo. L’economia si basava sulle ricche coltivazioni della valle (frutta, cereali, olive, vino), ma il territorio mantenne un carattere prevalentemente rurale, senza sviluppare un grande centro urbano.

Con il passaggio all’Alto Medioevo, mentre le istituzioni romane declinavano, emerse il ruolo centrale delle autorità ecclesiastiche e monastiche. Il territorio di Ortezzano vide una continuità insediativa, con nuove forme di organizzazione legate a pievi e parrocchie. In questo periodo, la potente Abbazia di Farfa estese la sua influenza su vaste aree del Fermano, inclusa Ortezzano. Tra l’VIII e l’XI secolo, Farfa possedette qui importanti curtes (aziende agricole monastiche), contribuendo alla colonizzazione agricola del territorio.

La competizione e i conflitti tra l’abbazia imperiale di Farfa con sede in Santa Vittoria in Matenano e i vescovi di Fermo sono fattori di spinta verso l’incastellamento dei centri curtensi e dei piccoli villaggi naturalmente predisposti. Intorno al X secolo sorge il castrum, un primo nucleo fortificato costituito da un recinto rotondeggiante, difeso da una ripa di terra, caratterizzato da un unico accesso e da una fortificazione abbastanza rudimentale, affidata alle mura alte delle abitazioni.

A partire dall’XI-XII secolo, con le lotte per le investiture e l’affermarsi del potere episcopale, l’influenza di Farfa nel territorio di Ortezzano diminuì progressivamente, a vantaggio dell’Episcopato fermano che, appoggiato dalla Santa Sede, acquista potere e sottrae diversi beni appartenenti a Farfa tra cui il castello di Ortezzano che già nel 1178 rientra nei possedimenti del Vescovo di Fermo.

Tra il XII e il XIII secolo il castello di Ortezzano si amplia in direzione sud-est, verso la valle del fiume Aso, a quota lievemente più bassa rispetto al castrum originario. Compaiono tratti di cinta muraria oggi inglobati in un’abitazione. All’interno di questo perimetro è da collocare la chiesa di San Girolamo, ecclesia dal 1290 e chiesa parrocchiale a partire dalla seconda metà del XVI secolo. A partire dal XIV secolo il castello è oggetto di ampliamento fortificato verso est, con la costruzione di edifici omogenei di carattere militare. Viene costruita la cinta muraria completata da torri di difesa strategica come la torre a pianta pentagonale sovrastata da un parapetto merlato e la torre, oggi tronca, che si affaccia sulla Valle del fiume Aso. L’accesso al castello è permesso da quattro porte dislocate secondo i punti cardinali. Resta oggi intatta la Porta da Sole ad est, mentre la Porta da Bora, a nord, mantiene soltanto l’arco di ingresso fino ai primi anni del 1900.

La storia del castello di Ortezzano fu segnata da eventi bellici, carestie e passaggi di eserciti: fu incendiato da Carlo Malatesta nel 1415, subì la peste e il saccheggio delle truppe francesi di Lautrec nel 1528, fu coinvolto nelle guerre tra Fermo e Ascoli nel XVI secolo e subì le scorrerie del brigante Battistello a fine Cinquecento. Per un breve periodo, nel XVI secolo, aderì anche a un tentativo di autogoverno dei castelli fermani con sede a Montottone.

L’arrivo delle truppe napoleoniche alla fine del XVIII secolo segnò una rottura: fine del dominio fermano, soppressione di enti ecclesiastici, nuove tasse e leva obbligatoria, che generarono resistenza popolare. Dopo la Restaurazione nel 1815, tornò sotto lo Stato Pontificio, come comunità con limitata autonomia sotto la giurisdizione di Fermo.

Nel 1860, con un plebiscito unanime, Ortezzano scelse l’annessione al nascente Regno d’Italia, entrando a far parte della nuova Provincia di Ascoli Piceno. Il XX secolo portò modernizzazione ma anche le tragedie delle guerre mondiali. Durante la Seconda Guerra Mondiale, pur non subendo bombardamenti diretti, il paese visse momenti drammatici, come l’eccidio di civili presso un silo in località Valdaso nel marzo 1944 e l’occupazione tedesca in ritirata nel giugno dello stesso anno.

Il secondo dopoguerra fu caratterizzato da una forte emigrazione, specialmente tra gli anni ’50 e ’70, che ridusse significativamente la popolazione residente, fenomeno comune a molte aree rurali interne. Parallelamente, si verificò uno sviluppo della frazione a valle, che attrasse parte degli abitanti dal centro storico.

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